Trasparenza pubblica e open data a Roma, dopo Mafia Capitale

Articolo di Federico Tomassi, pubblicato sul sito 06lasvoltabuona.it il 14 aprile 2016

L’assenza e il non rispetto delle regole di “buon governo” della cosa pubblica, sfociate nell’inchiesta Mafia Capitale, sono state pervasive durante la giunta Alemanno e, in misura certamente minore, nei pochi anni di Marino. Sappiamo dalle inchieste in corso che esiste a Roma una diffusa corruzione per attuare le politiche pubbliche, che crea un ambiente di anarchia e di impunità a beneficio di miriadi di interessi privati, che diventano terreno fertile per illegalità e violenze più gravi.

Fatta la diagnosi, manca però ancora la medicina, anzi le medicine, a cominciare da una riorganizzazione del Campidoglio che crei incentivi al buon governo, sia tra i burocrati che tra gli amministratori capitolini e municipali. Una di queste medicine possono essere gli strumenti e le pratiche di trasparenza delle politiche, mediante la pubblicazione dei dati amministrativi e dei lavori pubblici in formato aperto, e le conseguenti iniziative di monitoraggio civico dal basso sulla distribuzione di risorse, appalti, licenze o autorizzazioni.

Open government e riuso dei dati

Open Government è una prassi di amministrazione del bene pubblico che diventa aperta e trasparente ai cittadini, attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. La trasparenza non è fine a se stessa, perché può migliorare efficacia ed efficienza dell’azione pubblica, intese come capacità di spesa delle risorse disponibili e capacità degli interventi di avere impatto sul tessuto socioeconomico, sfruttando proprio il capitale sociale, le relazioni e le competenze presenti sul territorio.

Lo strumento principale è il rilascio in formato aperto dei dati detenuti dalle amministrazioni pubbliche (open data). Sono informazioni pubblicate in formato tale che siano accessibili via internet (senza limitazioni secondo l’identità o lo scopo dell’utente), elaborabili da un’applicazione informatica (senza che sia necessaria la disponibilità di uno specifico software), accompagnati da licenze che non pongano restrizioni sull’uso e sul riuso. Il valore maggiore lo hanno i microdati grezzi, ossia le informazioni più disaggregate e più tempestive raccolte dalle amministrazioni o dalle aziende pubbliche, per singola unità.

L’utilizzo di questi dati stimola nuovi modelli di collaborazione pubblico-privato, nei quali cittadini, associazioni e imprese possono contribuire a mettere a sistema le diverse forme di conoscenza, sfruttando le opportunità offerte dal web. Non è infatti compito delle amministrazioni quello di elaborare prodotti finiti o di creare app, quanto quello di raccogliere e produrre dati congrui per metterli a disposizione di chi ha idee e competenze per il loro riuso, utilizzandoli e incrociandoli con altre informazioni. In questo modo, gli open data rappresentano anche una possibilità di sviluppo economico e di business.

Gli open data a Roma

Roma, come gran parte dei Comuni e delle altre Amministrazioni locali, ha un portale di open data http://dati.comune.roma.it, che è usato generalmente come contenitore di tabelle con scarso contenuto informativo. In gran parte riguarda infatti elenchi di strutture (alberghi, scuole, centri per il lavoro, impianti sportivi, biblioteche, aree verdi, sezioni elettorali) o variabili aggregate (demografia, turisti, ispezioni del lavoro, studenti, prestiti bibliotecari, permessi per costruire, raccolta differenziata, dipendenti, elezioni).

Tra le poche eccezioni vi sono i canoni d’affitto del patrimonio comunale e gli incidenti stradali, che sono riportati per singolo immobile o evento, e che quindi rientrano negli open data in senso stretto, ma le cui localizzazioni non seguono uno standard univoco. Sono inoltre molto interessanti e utilizzati anche da app commerciali i dati sulla rete del trasporto pubblico e soprattutto sul servizio in tempo reale che l’Agenzia per la Mobilità fornisce agli sviluppatori www.agenziamobilita.roma.it/progetti/open-data.

Altri portali presentano open data su Roma, di fonti amministrative diverse, realizzando anche mappe e infografiche che rendono facile l’esplorazione dei dati per i non esperti:

Best practices delle grandi città

La trasparenza totale di dati e informazioni amministrative rappresenterebbe per Roma un salto di qualità rispetto agli open data pubblicati al momento, che sono meramente descrittivi. Sono molti i temi su cui sarebbero utili open data “veri”, esaustivi e geolocalizzati, sull’esempio di molte città europee e americane che già seguono queste “best practices”:

  • Bilancio e patrimonio – Contratti stipulati dal Comune per opere pubbliche e forniture, immobili del patrimonio pubblico e loro utilizzo
  • Commercio e turismo – Autorizzazioni commerciali e alberghiere, occupazione di suolo pubblico
  • Sicurezza – Reati compiuti sul territorio, multe e sanzioni comminate dalla polizia municipale, ispezioni a esercizi pubblici e cantieri
  • Urbanistica – Licenze per costruire, particelle catastali, rischio sismico degli edifici e delle scuole, lavori pubblici

In particolare, sul modello di OpenCoesione e di OpenBilanci, replicando quanto si fa ad esempio a Los Angeles è possibile pensare alla pubblicazione in formato aperto non solo dei dati aggregati sulle voci del bilancio comunale, ma di ogni singolo pagamento effettuato a soggetti esterni all’Amministrazione, che dovrebbe comprendere tutte le informazioni rilevanti: ufficio competente, soggetto pagato, date del contratto e del pagamento, ammontare del pagamento, finalità, capitolo di spesa, delibera comunale, eventuale geolocalizzazione dell’opera realizzata.

Gli open data possono anche essere condivisi in un ambiente digitale, sul modello di E015 a Milano www.e015.regione.lombardia.it, che mette in relazione i sistemi informatici di soggetti pubblici e privati che operano sul territorio al fine di arricchire le proprie applicazioni con i contenuti di altri, in un’ottica di reciproco vantaggio.

Due obiettivi a breve termine per gli open data a Roma

Sulle situazioni di rischio potenziale (degrado, abusivismo, accampamenti, luoghi sensibili) già esiste a Roma la banca dati SIRS www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?jppagecode=sis_int_roma_sic.wp, che però al momento è riservata agli uffici comunali come strumento di supporto alle decisioni. Questi dati potrebbero essere aperti al pubblico, sia pure in forma parziale, per diventare il nucleo di un sistema di monitoraggio civico delle attività di contrasto alla criminalità.

Per i lavori pubblici esiste la banca dati Info LLPP www.infollpp.comune.roma.it  che contiene la mappa delle opere appaltate dal Comune, comprensive di nome, localizzazione, data di consegna, durata dei lavori, responsabile del procedimento, impresa realizzatrice e importo contrattuale. Anche questi dati possono facilmente essere aperti e trasformati in veri open data, rendendo possibile scaricare tutte le informazioni, aumentando i dati disponibili (bando di gara, contratto, subappaltatori, direttore dei lavori, varianti in corso d’opera, stato d’avanzamento dei pagamenti), aggiungendo l’archivio delle opere concluse e creando modalità interattive di filtro e visualizzazione.

Potenzialità della trasparenza e del monitoraggio civico

La ricchezza potenziale derivante dagli open data e dal monitoraggio civico è notevole, ma esprime appieno il suo potenziale solo se si formano comunità civiche capaci di analizzare e interpretare i dati, sia sui social media che nella realtà dei territori. Queste realtà vengono alimentate dalla grande voglia di partecipazione e coinvolgimento di molti cittadini e associazioni disponibili a contribuire volontariamente alla cosa pubblica, e che già oggi è testimoniata dai numerosi blog di denuncia o discussione, nonché dagli eventi organizzati “dal basso” come i retake.

Ciò permetterebbe di verificare, discutere ed eventualmente segnalare il rispetto di autorizzazioni e licenze commerciali (sia in termini di spazio occupato che di orari di apertura), le finalità di ogni intervento edilizio privato, utilizzi impropri o alternativi del patrimonio pubblico, lo stato della sicurezza nel quartiere dove si sta comprando casa, le imprese con le quali il Comune stipula contratti di appalto e di fornitura, i quartieri oggetto di intervento, i ritardi nella realizzazione dei lavori pubblici, ecc. È difficile distribuire risorse, appalti, licenze o autorizzazioni con metodi clientelari o semplicemente illogici se è tutto facilmente accessibile online e confrontabile da chiunque.

Grazie all’apertura di dati e atti pubblici per essere trasparenti verso i cittadini, alla partecipazione dei cittadini stessi alla cosa pubblica, alla migliore collaborazione tra istituzioni diverse e con le imprese private, si ottiene così un duplice risultato. Da un lato il monitoraggio civico per un controllo diffuso del rispetto delle regole, e dall’altro lato lo stimolo per l’amministrazione a migliorare la propria azione e ridurre la propensione a ritardi, disomogeneità di trattamento, corruzione.