Dopo le #mapparoma dedicate ai redditi dei romani nel 2019, nel 2020 e nel 2021, torniamo a occuparci delle disuguaglianze economiche a Roma, ampliando lo sguardo oltre i confini amministrativi e confrontandola con le altre grandi città italiane. In questa nuova analisi mettiamo insieme i redditi dichiarati IRPEF e il Reddito di cittadinanza erogato (che abbiamo già analizzato per il 2019 e il 2020), che consentono di leggere non soltanto quanto guadagnano i romani, ma anche il livello di fragilità economica delle famiglie e la diffusione territoriale del disagio sociale. Al tempo stesso, allarghiamo l’analisi all’intera città metropolitana, per descrivere come le disuguaglianze attraversino oggi i confini comunali e riguardino un sistema urbano molto più vasto di Roma Capitale.
Questo sguardo più ampio è necessario perché negli ultimi 20-30 anni la crescita urbana si è progressivamente spostata non solo oltre il Grande Raccordo Anulare, ma sempre più fuori dai confini comunali, nelle nuove periferie dei paesi intorno a Roma. Mentre il centro storico e gran parte della periferia consolidata hanno perso residenti, centinaia di migliaia di persone si sono trasferite nelle aree extra-GRA e nei comuni dell’hinterland. Nel comune di Roma, dal 2001 a oggi ci sono 200mila abitanti in meno dentro al GRA e altrettanti in più vivono fuori: è come se l’intera popolazione di Brescia o di Parma si fosse spostata di alcuni km, in zone meno servite e più lontane. Nello stesso periodo i comuni dell’hinterland sono cresciuti di 330mila abitanti, e oggi l’intera città metropolitana di Roma supera i 4,2 milioni di abitanti. Si tratta di un sistema urbano sempre più integrato, nel quale lavoro, scuola, mercato immobiliare e accesso ai servizi travalicano quotidianamente i confini comunali, mentre le infrastrutture della mobilità rimangono poco sviluppate su scala metropolitana costringendo a spostamenti difficili tra i luoghi di residenza e quelli di destinazione.
I dati utilizzati si riferiscono a periodi differenti: i redditi IRPEF sono quelli dichiarati nel 2025 e relativi all’anno d’imposta 2024, mentre il Reddito di cittadinanza è quello erogato nel 2022, ultimo anno di piena applicazione prima della successiva riforma delle misure di sostegno. Pur trattandosi di annualità diverse, i due indicatori restituiscono immagini complementari della città e consentono di cogliere le principali linee della polarizzazione economica e sociale. I redditi IRPEF mostrano dove si concentra la ricchezza, mentre il Reddito di cittadinanza individua i territori in cui il disagio assume forme più strutturali e persistenti. In particolare, il dataset sui redditi IRPEF contiene in formato aperto il numero di contribuenti, la fonte prevalente del reddito (lavoro dipendente, pensioni, fabbricati, lavoro autonomo, imprenditori, partecipazioni societarie), le imposte versate, le classi di reddito. Sono inoltre disponibili, come nelle precedenti annualità, un rapporto statistico a cura del MEF e una nota metodologica che contribuiscono a chiarire i dati esistenti e alcune problematiche.
Per entrambi gli indicatori, il territorio di Roma Capitale è suddiviso non nelle abituali 155 zone urbanistiche, ma secondo i 72 codici di avviamento postale (CAP) con cui sono aggregati i dati individuali. I nomi assegnati alle zone CAP non sono ufficiali, bensì rappresentano un nostro tentativo di sintetizzare territori complessi e disomogenei, funzionali a logiche interne al servizio postale. Proprio per tale ragione, i nomi utilizzati possono risultare diversi da quanto pubblicato in altre analisi similari. Per omogeneità di rappresentazione grafica, nelle mappe anche l’hinterland è suddiviso in CAP, che tuttavia coprono generalmente un solo comune, tranne che per quelli più piccoli.
Le grandi città italiane
Nel confronto con le altre grandi città italiane Roma continua a collocarsi nelle posizioni più alte della graduatoria nazionale, con 32.501 euro di reddito medio per contribuente. È infatti al terzo posto dietro Milano (41.865) e Bologna (33.307), ma davanti a Firenze, Torino, Venezia, Genova e alle principali città del Mezzogiorno.

La crescita registrata tra il 2019 e il 2024 conferma una dinamica positiva per la Capitale, con un incremento medio di 4.696 euro per contribuente, che colloca Roma di nuovo al terzo posto dietro Milano e Bologna. Anche in questo caso, però, il dato aggregato nasconde forti differenze interne: la crescita si concentra soprattutto nei quartieri centrali e nelle aree ad alta presenza di professioni qualificate e rendite immobiliari, mentre le periferie popolari mostrano incrementi molto più deboli.

A Roma questo aumento nominale del reddito non si è tradotto in una significativa crescita reale al netto dell’inflazione, che tra il 2019 e il 2024 è stata a Roma del 16% cumulato (indice NIC), poiché prima della pandemia era di poco inferiore a prezzi costanti, con minime oscillazioni da un anno all’altro.

ma ricostruito sulla base degli scaglioni di reddito.
La geografia metropolitana dei redditi
Se allarghiamo lo sguardo oltre i confini comunali di Roma, emerge una geografia della ricchezza molto articolata. La media complessiva della Città metropolitana è di 29.710 euro per contribuente, con un aumento negli ultimi cinque anni pari a 4.298 euro. Roma, con oltre 32.500 euro di reddito medio, risulta il secondo comune più ricco dell’intera città metropolitana, preceduta soltanto da Grottaferrata, che raggiunge quasi 34mila euro. Alle spalle della Capitale troviamo Formello e Monte Porzio Catone (circa 31mila euro), Frascati e Sacrofano (circa 29mila), Ciampino, Trevignano Romano e Nemi (oltre 27mila), Santa Marinella, Manziana, Bracciano e Ariccia (oltre 26mila).
Non è difficile riconoscere una precisa geografia della ricchezza. Da una parte i Castelli Romani, che da decenni rappresentano uno dei principali territori residenziali delle classi medio-alte romane; dall’altra l’area a nord sulla Flaminia e verso il lago di Bracciano, con una forte presenza di professionisti, dirigenti e lavoratori qualificati che mantengono stretti legami quotidiani con la Capitale.

All’estremo opposto, a parte il valore bassissimo di Vallepietra (14.600 euro), piccolo comune scarsamente abitato, troviamo Percile, Licenza, Capranica Prenestina, Poli e Marcellina (19-20mila euro). Si tratta prevalentemente di comuni delle aree interne nella valle dell’Aniene e nel quadrante prenestino e tiburtino, caratterizzati da una minore presenza di attività professionali ad alta qualificazione. Va comunque tenuto conto che nelle aree rurali la specificità della tassazione dei redditi agricoli potrebbe comportare nelle dichiarazioni valori inferiori a quanto effettivamente percepito. Ma hanno redditi bassi su 21-22mila euro anche comuni popolosi della prima cintura romana oppure sui grandi assi di comunicazione, come Mentana, Lanuvio, Fonte Nuova, Zagarolo, Palombara Sabina, San Cesareo, Ardea, Artena, Cave, Valmontone e Lariano.

La distanza tra il comune più ricco e quello più povero (escludendo Vallepietra) è di 15mila euro di reddito medio per contribuente, segnalando come le disuguaglianze economiche non si fermino ai confini amministrativi di Roma ma attraversino l’intero territorio metropolitano.

Anche la crescita registrata tra il 2019 e il 2024 non è stata uniforme. I comuni più ricchi e dinamici hanno beneficiato maggiormente della ripresa economica successiva alla pandemia, con il massimo a Grottaferrata (+5.300 euro), Frascati (+5mila), Roma (+4.700), Artena (+4.600) e Monte Porzio Catone (+4.400). Altrove sono stati invece registrati incrementi molto più contenuti, in particolare Ardea e Rocca di Papa (solo +3mila euro), come anche Valmontone, Palombara Sabina, Rignano Flaminio e Cave (+3.200-3.300), confermando una geografia selettiva della crescita.

La disuguaglianza economica, misurata attraverso l’indice di Gini di concentrazione del reddito, restituisce una geografia ancora diversa. Tra i comuni più popolosi della città metropolitana, i redditi più diseguali si osservano a Roma e Grottaferrata (0,48), ossia quelli più ricchi, seguiti da Frascati e Santa Marinella (0,44), Anzio, Ariccia, Monte Porzio Catone, Bracciano e Manziana (0,42), Cerveteri, Campagnano, Nettuno, Rignano Flaminio e Ladispoli (0,41). La distribuzione del reddito è invece più uniforme (circa 0,35) nei comuni del litorale e della valle dell’Aniene caratterizzati da livelli reddituali bassi: Artena, Tolfa, Castel Madama, Cave, Subiaco, Carpineto Romano e Allumiere.

Per il Reddito di cittadinanza, a luglio 2022 l’incidenza maggiore di nuclei percettori tra i comuni più popolosi si registrava a Cave, Zagarolo, Nettuno e Ladispoli, con oltre il 7% delle famiglie residenti, seguiti da Ardea, Rocca di Papa e Cerveteri con circa il 6,5%. I valori più bassi si osservavano invece a Monte Porzio Catone (2%), Grottaferrata (3%) e, con circa il 3,5%, a Ciampino, Frascati, Colleferro e Santa Marinella. Il confronto con la distribuzione dei redditi dichiarati evidenzia una forte coerenza territoriale tra i due indicatori. Nei comuni caratterizzati da redditi medi più bassi risulta generalmente più elevata anche l’incidenza delle famiglie beneficiarie del Reddito di cittadinanza, delineando una geografia della fragilità economica che ricalca in larga misura quella dei redditi IRPEF e suggerendo come, in questi territori, il disagio economico assuma spesso un carattere strutturale piuttosto che temporaneo.


Le “Sette Rome”: le città dentro la città
Se la città metropolitana mostra differenze importanti tra i diversi comuni, è all’interno di Roma Capitale che queste disuguaglianze assumono la loro forma più evidente. Da anni le nostre ricerche mostrano come Roma non possa essere interpretata come una città omogenea, ma come un insieme di territori profondamente differenti tra loro per composizione sociale, caratteristiche urbanistiche, livelli di istruzione, opportunità occupazionali e qualità della vita.
Per descrivere questa complessità abbiamo proposto la lettura delle “Sette Rome”: la città storica, la città ricca, la città compatta, la città dell’automobile, la città-campagna, la città del disagio e la città degli invisibili. I nuovi dati confermano e in alcuni casi accentuano ulteriormente queste tendenze. La distanza tra la città ricca e quella storica, con un reddito complessivo medio rispettivamente di quasi 52mila e oltre 49mila euro, rimane nettissima rispetto al resto di Roma. La città compatta e dell’automobile, con circa 31mila euro, sono in linea con la media romana, mentre la città del disagio e la città-campagna si fermano intorno a 24-25mila, ai livelli di Napoli e Palermo.

Rispetto al 2019, sono proprio la città ricca e quella storica ad aver maggiormente incrementato il proprio reddito (+7.400 euro), seguite a grande distanza dalla città compatta (+4.800) e dell’automobile (+4.200), mentre il miglioramento più limitato è nella città del disagio (+3.550) e città-campagna (+3.300). È vero che tutta Roma cresce, ma i dati evidenziano come la forbice tra la città ricca e la città del disagio si sia allargata di quasi 4mila euro in cinque anni.
Peraltro se consideriamo i redditi al netto dell’inflazione, pari come detto al 16% cumulato tra il 2019 e il 2024, osserviamo come nella città ricca, storica e compatta si è registrata una sia pure contenuta crescita reale, mentre nella città del disagio e città-campagna è stata nulla, e nella città dell’automobile c’è stata addirittura una riduzione del reddito reale. Le dinamiche successive alla pandemia non hanno quindi ridotto le differenze tra le diverse parti della città, ma hanno contribuito ad ampliarle, e in alcuni casi hanno persino peggiorato le condizioni economiche dei romani.

Dentro Roma: le quattro geografie della disuguaglianza
I dati per CAP consentono di osservare come queste disuguaglianze si manifestino nel dettaglio dei singoli quartieri, con quattro geografie coerenti tra loro.
La mappa dei redditi medi per contribuente (in alto a sinistra) mostra una città divisa da una parte tra la città ricca e storica del I e II Municipio, con quasi 80mila euro, e dall’altra parte le periferie orientali del V e VI Municipio, insieme ad alcuni nuclei di edilizia residenziale pubblica in altri quadranti, con poco più di 20mila euro. Nel 2024 Parioli (00197) e Quirinale-Spagna-XX Settembre (00187) si confermano le aree più ricche della città, rispettivamente con 78.500 e 77mila euro di reddito medio per contribuente, seguiti da Pinciano-Trieste (00198) con 68mila, Prati-Borgo (00193) e Centro Storico (00186) con circa 64mila, Nomentano-Policlinico (00161), Monti-Celio (00184), Fleming-Tor di Quinto (00191), Mazzini-Della Vittoria (00195) e Flaminio-Villaggio Olimpico (00196) con 50-55mila.
All’estremo opposto si collocano ancora una volta Tor Bella Monaca-Torre Angela (00133) e Borghesiana-Castelverde-Ponte di Nona (00132) con meno di 22mila euro di reddito medio per contribuente, seguiti da Acilia nord-Dragona (00126) verso il litorale, Centocelle-Alessandrino-Quarticciolo (00171 e 00172), Torrespaccata-Torre Maura (00169) e, a nord, Labaro-Prima Porta-Santa Cornelia (00188) con 23-24mila euro [1]. La distanza tra il CAP più ricco e quello più povero raggiunge ormai i 57mila euro per contribuente, mentre nel 2019 era di circa 50mila, il che significa che in cinque anni la forbice si è ampliata ancora di più. Nascere e vivere in un quartiere piuttosto che in un altro continua a determinare differenze enormi nelle opportunità economiche e sociali dei romani.

La mappa della variazione dei redditi medi per contribuente (in basso a sinistra) mostra che questa non è stata omogenea nello spazio urbano, negli ultimi cinque anni. Rispetto al 2019, la crescita si è concentrata soprattutto nella città ricca e nella città storica, pari a circa +10mila euro a Nomentano-Policlinico (00161), Pinciano-Trieste (00198), Parioli (00197) e Quirinale-Spagna-XX Settembre (00187), e oltre +8mila a Trastevere-Testaccio-Aventino (00153), Prati-Borgo (00192 e 00193) e Monti-Celio (00184). Sono le aree che già mostravano un reddito nettamente superiore alla media romana, ed è per questo che si è ulteriormente ampliata la forbice che le distanzia da quelle più disagiate e fragili.
Particolarmente significativa è al contrario la stagnazione dei redditi reali in diverse periferie popolari e problematiche, che da anni mostrano i maggiori livelli di disagio sociale nelle nostre analisi. La crescita è stata infatti di solo circa +3mila euro a Spinaceto-Trigoria-Vallerano (00128), Tor Bella Monaca-Torre Angela (00133), Trullo-Corviale-Ponte Galeria (00148), San Basilio-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi (00156), Tuscolano-Appio Claudio (00174) e Acilia nord-Dragona (00126), e poco più a Ostia (00121 e 00122) e Borghesiana-Castelverde-Ponte di Nona (00132). Sono aumenti insufficienti a compensare l’aumento del costo della vita, che come già detto nello stesso periodo a Roma è stato del 16%.
La mappa dell’indice di Gini di concentrazione dei redditi (in alto a destra) evidenzia come le maggiori disuguaglianze interne ai quartieri si osservano in centro e nelle aree benestanti, in parziale sovrapposizione con la mappa dei redditi. I valori più alti sono nel Centro Storico (00186), che registra il record con 0,64, seguito da Quirinale-Spagna-XX Settembre (00187), Parioli (00197), Prati-Borgo (00193), Pinciano-Trieste (00198), Fleming-Tor di Quinto (00191) e Trastevere-Testaccio-Aventino (00153) tra 0,5 e 0,6. È invece più basso con 0,36-0,37 sia nelle aree periferiche di Roma caratterizzate da livelli reddituali inferiori, come Settecamini-Casal Monastero (00131), Torrespaccata-Torre Maura (00169), Borghesiana-Castelverde-Ponte di Nona (00132), Acilia nord-Dragona (00126) e Centocelle-Alessandrino-Quarticciolo (00171-00172), sia in quartieri con maggiore omogeneità sociale come Cinecittà-Anagnina-Romanina (00173), Colli Aniene-Tor Sapienza-La Rustica (00155) e Tuscolano-Don Bosco (00175).
La mappa dei nuclei percettori di Reddito di cittadinanza (in basso a destra) conferma, anche all’interno di Roma Capitale, quanto già osservato per la città metropolitana: la distribuzione della misura segue molto da vicino quella dei redditi dichiarati. Le aree CAP con i redditi medi più bassi sono infatti anche quelle in cui l’incidenza del Reddito di cittadinanza risulta più elevata. A Tor Bella Monaca-Torre Angela (00133) nel luglio 2022 c’erano 4.405 nuclei percettori di Reddito di cittadinanza, pari all’8% delle famiglie residenti, per oltre 2,4 milioni di euro erogati in un solo mese, e a Borghesiana-Castelverde-Ponte di Nona (00132) 3.397 nuclei percettori, pari al 6,5% delle famiglie. L’incidenza era elevata (fino al 9% delle famiglie) anche a Settecamini-Casal Monastero (00131), Ostia nord (00121), San Basilio-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi (00156) e Centocelle nord-Quarticciolo (00171). Un caso a parte sembra essere il Centro Storico, con il record di nuclei percettori (11%), che potrebbe derivare dalle residenze fittizie dei senza fissa dimora. All’estremo opposto, nei quartieri della città ricca e in parte della città compatta il ricorso al Reddito di cittadinanza era residuale, inferiore al 2% delle famiglie, in particolare a Eur-Torrino (00144), Pinciano-Trieste (00198), Prati-Borgo (00193), Trionfale-Balduina (00136), Parioli (00197), Monteverde Nuovo-Colli Portuensi (00151) e Mazzini-Della Vittoria (00195).

Un confronto con Milano e Napoli
I dati per aree sub-comunali permettono di osservare la dispersione dei redditi all’interno delle grandi città italiane, confrontando in particolare Roma con Milano e Napoli, sempre secondo le aree CAP. A Roma il reddito medio per contribuente nel 2024 va dai 78.500 euro di Parioli (00197), seguito dai quartieri del centro e di Roma nord, ai 21.700 di Tor Bella Monaca-Torre Angela (00133), analogamente a gran parte delle periferie orientali.
A Milano l’andamento del reddito è ancora più netto e concentrico, con i valori più alti nei quartieri centrali e via via più bassi andando verso le periferie. Il massimo si raggiunge a Pagano-CityLife (20145) appena fuori dal centro nella zona dell’ex Fiera, con 97mila euro, quindi superiore di quasi 20mila euro rispetto al CAP più ricco di Roma. Seguono i tre CAP del Centro Storico: Sant’Ambrogio-San Lorenzo (20123, 90mila euro), Castello-Montenapoleone-Brera (20121, 85mila) e San Babila-Tribunale (20122, 74mila). Hanno poi valori tra 62mila e 68mila Dateo-Abruzzi-Romagna (20129) a nord-est rispetto al centro, De Angeli-Lotto-Portello (20149) a nord-ovest e Stazione Centrale-Repubblica (20124) a nord.
Al contrario, i CAP con il reddito medio più basso sono tutti periferici ai confini del comune, spesso con nuclei di edilizia residenziale pubblica: il minimo è infatti a Quarto Oggiaro-Roserio (20157) con poco più di 21mila euro, quindi sostanzialmente in linea con il quartiere più povero della Capitale. Tutti gli altri quartieri in fondo alla classifica superano comunque i 27mila euro, un valore che non tutti i CAP di Roma riescono a raggiungere: si tratta di Forze Armate-Bisceglie (20152), Baggio-Quinto Romano (20153), Crescenzago-Palmanova (20132), Affori-Comasina-Bovisa (20161), Barona-Gratosoglio (20142), Villapizzone-Garegnano (20156) e Forlanini-Ponte Lambro (20138).
A Napoli i valori più alti di reddito medio non raggiungono i livelli di Roma e soprattutto di Milano, e sono tipici dei quartieri collinari a ovest del centro, tradizionalmente caratterizzati dalla presenza dei ceti medio-alti. Il massimo è infatti registrato a Chiaia-Amedeo-Partenope (80121) con 52.500 euro, e oltre 49mila a Posillipo-Marechiaro-Parco Virgiliano (80123), seguiti da Vomero-Arenella-San Martino (80127 e 80129) e Mergellina-Piedigrotta-Villa Comunale (80122) con 39-43mila.
Sono invece tutti nei quadranti est e nord i CAP con i valori più bassi, peraltro inferiori rispetto ai quartieri peggiori di Roma e Milano, poiché il minimo è di circa 16mila euro di reddito medio, sia nella parte est del centro (Castel Capuano-Forcella) e Sant’Antonio Abate (80139), sia a Stazione Centrale-Porta Nolana-Zona Industriale (80142). Seguono a breve distanza con 17-18mila euro quartieri con nuclei di case popolari come San Giovanni a Teduccio-Marianella (80146), Secondigliano-San Pietro a Patierno-Scampia nord (80144), Ponticelli-Barra (80147), Chiaiano-Piscinola-Miano-Scampia sud (80145).
Il confronto tra le tre città evidenzia geografie della ricchezza molto diverse. Milano presenta i livelli reddituali più elevati e una distribuzione dei redditi che decresce in modo abbastanza regolare dal centro verso la periferia. Roma mostra livelli medi inferiori, ma una struttura territoriale più articolata, nella quale quartieri molto ricchi convivono con vaste periferie caratterizzate da redditi sensibilmente più bassi. Napoli presenta invece livelli reddituali complessivamente inferiori e una marcata polarizzazione tra i quartieri collinari occidentali e le periferie orientali e settentrionali, dove si concentrano le condizioni di maggiore fragilità economica.
Conclusioni
La Roma che emerge da queste mappe è una città frammentata. A poca distanza dai quartieri cosmopoliti delle professioni qualificate e dei redditi elevati, convivono vaste periferie dove il disagio economico rappresenta ormai una condizione persistente e strutturale. Le geografie del reddito e delle fragilità economiche coincidono quasi perfettamente: reddito o pensione insufficiente, maggiore ricorso al sostegno pubblico, condizioni economiche più difficili e minore accessibilità ai servizi di base tendono a concentrarsi negli stessi territori. Si conferma il circolo vizioso dei territori caratterizzati da basso reddito, lavoro precario, fragilità socio-economica, nuclei familiari numerosi ed edilizia residenziale pubblica, come a Tor Bella Monaca, Torre Angela, Quarticciolo, Alessandrino, San Basilio, Corviale e Ostia.
Questa analisi mostra che le differenze non si fermano ai confini amministrativi di Roma Capitale. Si estendono all’intera città metropolitana, distinguendo, da un lato il centro storico, Roma nord, parte dei comuni nei Castelli Romani e nella cintura nord, e dall’altro lato le aree interne della Valle dell’Aniene, i comuni dell’area prenestina e tiburtina, le periferie orientali della Capitale. Letti insieme, questi dati descrivono una Città metropolitana fortemente polarizzata, dove le opportunità economiche, sociali e urbane sono distribuite in maniera profondamente diseguale nello spazio.
La pandemia e il successivo shock inflazionistico, alimentato anche dalle tensioni geopolitiche ancora in corso, che non hanno certo creato queste disuguaglianze, le hanno però rese ancora più evidenti. La crescita economica degli ultimi anni si è distribuita in maniera fortemente selettiva, ampliando ulteriormente le distanze tra i territori che già disponevano di maggiori opportunità e quelli che da tempo concentrano le principali fragilità economiche e sociali.
Questa lettura conferma come la geografia delle disuguaglianze costituisca oggi una delle chiavi più efficaci per comprendere le trasformazioni della Città metropolitana di Roma. Osservare insieme redditi, fragilità economiche e sostegno pubblico significa infatti leggere non soltanto la distribuzione della ricchezza, ma anche la struttura stessa della metropoli e le forti differenze che continuano a caratterizzarne i territori.
Nota
[1] Da questa analisi è esclusa Ostia Antica (00119), che avrebbe un reddito medio ancora più basso, ma i cui dati non appaiono né affidabili né coerenti, risultando più del doppio di contribuenti che dichiarano redditi rispetto ai residenti.
Fonte: elaborazione su dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’INPS.
