#mapparoma46 – Roma tra reddito, istruzione e salute: la nuova mappa dello sviluppo umano

di Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi
2025

Sono passati nove anni dalla nostra #mapparoma12 dedicata allo sviluppo umano, un tempo lungo ma non ancora sufficiente per poter mostrare un livello di dettaglio maggiore. La mancanza di dati relativi alla salute per le 155 zone urbanistiche di Roma Capitale ci costringe infatti a limitare la nostra analisi ancora una volta ai 15 municipi. Nonostante ciò, continuiamo a considerare l’Indice di Sviluppo Umano (ISU o HDI in inglese da Human Development Index) uno strumento fondamentale per analizzare le disuguaglianze territoriali di Roma attraverso tre dimensioni cruciali: l’accesso alle risorse, la conoscenza e la salute.

La metodologia utilizzata resta quella adottata fin dagli anni 90 dallo United Nations Development Program (UNDP) per mettere gli individui e non più il prodotto al centro della teoria e delle politiche, mediante appunto l’ISU, pubblicato annualmente per gli Stati del mondo nello Human Development Report, e qui applicato ai municipi romani. Rispetto alla versione pubblicata nel 2016, la novità riguarda la dimensione della salute: mentre in quel caso abbiamo utilizzato un indicatore sintetico basato su decessi, rischio e prevenzione per rappresentare la “vita lunga e sana”, oggi possiamo fare riferimento all’aspettativa di vita, proprio come l’UNDP, grazie a un lavoro del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, ASL Roma 1. Si tratta di un aggiornamento metodologico che rende i risultati del presente lavoro non direttamente confrontabili con quelli del 2011, ma che consente una valutazione più realistica delle condizioni di vita nei diversi territori.

L’ISU ha un valore compreso tra 0 (sviluppo umano minimo) e 1 (sviluppo umano massimo), calcolato come media geometrica dei tre indicatori che rappresentano le dimensioni fondamentali dello sviluppo umano: il reddito medio pro capite (accesso alle risorse), gli anni medi di istruzione (conoscenza) e la speranza di vita alla nascita (vita lunga e sana).


Le dimensioni dello sviluppo

Nelle tre dimensioni considerate come cruciali per lo sviluppo umano, sono pienamente confermate tutte le disuguaglianze territoriali emerse nei nostri precedenti lavori, in particolare per il reddito, le misure di sostegno alle famiglie, l’esclusione sociale, i livelli di istruzione e i tassi di occupazione.

La distribuzione del reddito medio pro capite nei diversi municipi rivela significative disomogeneità territoriali. Il II municipio, il più ricco, presenta un reddito medio pari a 1,6 volte la media di Roma (pari a 26.500 euro) e 2,4 volte quella del VI municipio, il più svantaggiato. Troviamo infatti il massimo nei municipi centrali e benestanti (I e II) con circa 40mila euro, e su valori inferiori le altre aree di ceto medio-alto a sud, ovest e nord (VIII, IX, XII e XV) con circa 30mila, e al contrario i redditi più bassi nei municipi popolari a est (V e VI) con meno di 20mila euro, e valori di poco superiori intorno a 22-23mila nel XII a sud-ovest, nel IV ancora ad est e nel X sul litorale di Ostia. Va comunque ricordato che la media per municipio, per quanto renda evidenti le differenze territoriali, tuttavia comprime la grande variabilità esistente tra zone urbanistiche, che variano dai quasi 62mila euro dei Parioli e gli oltre 58mila del Centro Storico fino ai 17mila di Torre Angela e Borghesiana e ai 16mila di Santa Palomba e Santa Maria di Galeria.

Dopo il reddito, anche l’istruzione conferma la spaccatura tra centro e periferia. Per i titoli di studio le differenze sono analoghe, considerando che la durata media dell’istruzione a Roma è di 12 anni, corrispondenti a poco meno del completamento della scuola superiore. Il II municipio si distingue per il livello più elevato, con 1,5 anni di istruzione in più rispetto alla media di Roma, mentre al contrario il VI municipio registra il livello più basso, con 1,3 anni di istruzione in meno rispetto al valore medio romano e 2,8 anni in meno rispetto al municipio più istruito. Anche in questo caso i valori più alti si registrano nei due municipi centrali e benestanti (I e II) che sono i soli a superare i 13 anni, seguiti dalle aree a sud e ovest (VIII, IX e XII) con oltre 12,5 anni; quelli più bassi sono sempre in VI municipio, che è l’unico con una media inferiore a 11 anni, e poi negli altri municipi popolari a est e sud-ovest (IV, V, X e XI) con poco più di 11,5 anni. Ancora una volta, queste medie per municipio nascondono disuguaglianze ancora maggiori tra le zone urbanistiche, con il massimo di 13,8 anni a Salario e circa 13,7 a Eur, Acquatraversa, Trieste, Medaglie d’Oro e Nomentano, rispetto al minimo di 10,4-10,5 a Santa Palomba e Santa Maria di Galeria (le stesse zone che hanno il reddito più basso) e 10,7 a Tor Cervara, San Vittorino, Borghesiana e Torre Angela.

L’aspettativa di vita, a Roma come nel resto del territorio italiano, è elevata, anche se emergono significative disomogeneità tra i municipi. Per questo indicatore è il V municipio a presentare il dato peggiore, registrando un’aspettativa di vita inferiore di 1,1 anni rispetto alla media di Roma e di 2 anni rispetto al I e II municipio, che si distinguono per la maggiore longevità. Quindi per la salute la graduatoria cambia leggermente, poiché tra i municipi che superano gli 83 anni non c’è il IX (mentre ci sono I, II, VIII, XII e XV), mentre, come detto, il dato più basso risulta nel V municipio, sebbene a pochissima distanza dal VI, con 81,4-81,5 anni, seguiti dall’XI che è l’unico altro municipio con meno di 82 anni. Non è un dettaglio: due anni in più di vita sono il risultato di un diverso accesso ai servizi sanitari, alla qualità dell’ambiente urbano, alle reti sociali, alle opportunità di prevenzione. In questo caso non siamo in grado di fare confronti con maggiore dettaglio territoriale, per l’assenza di dati sulla salute a livello di zona urbanistica, se non per specifiche indagini su singoli quartieri.


L’indice di sviluppo umano

La città continua a essere nettamente divisa tra il gruppo di municipi con un livello di sviluppo umano più elevato e quelli che restano indietro. Il II municipio conserva il primato con un ISU pari a 0,92, trainato da un reddito medio pro capite di 43.062 euro, 13,6 anni medi di istruzione e un’aspettativa di vita di 83,3 anni. Il VI municipio, invece, si conferma all’ultimo posto con un ISU pari a 0,73, segnato da un reddito medio di 17.752 euro, 10,8 anni medi di istruzione e un’aspettativa di vita di 81,5 anni. Possiamo dire che a Roma due soli municipi (I e II) presentano un valore molto alto di sviluppo umano intorno a 0,9 e quattro un valore alto di 0,84-0,85 (VIII, IX, XII e XV), mentre altri quattro municipi registrano un valore basso tra 0,76 e 0,79 (IV, V, X e XI), con una performance particolarmente negativa del VI. Rispetto alla media romana pari a 0,82, sette municipi la superano, uno è in linea (VII) e gli altri sette si collocano invece al di sotto, confermando una geografia urbana che ormai sembra consolidata. I valori più alti continuano a caratterizzare il centro e i quadranti nord tra Cassia e Flaminia e sud tra Ostiense, Laurentina e Appia Antica, oltre alla Gianicolense a ovest, mentre sia le periferie orientali tra Tiburtina e Casilina, sia quelle a sud-ovest lungo la Portuense e verso il litorale mostrano ritardi significativi su tutte le dimensioni considerate.

In altri termini, vivere in un municipio invece che in un altro può incidere in modo significativo sul benessere complessivo della popolazione.

Accanto alle dinamiche più evidenti, emergono altri aspetti. Alcuni municipi a nord, ovest e sud (VIII, XII, XIII, XIV e XV) presentano un’aspettativa di vita comparativamente migliore rispetto ai livelli di reddito, e al contrario nel V municipio a est l’aspettativa di vita risulta relativamente peggiore rispetto al reddito. Sono segnali che meritano approfondimento, perché aiutare a comprendere come le politiche locali e i servizi pubblici sul territorio possono mitigare gli effetti delle condizioni economiche, o viceversa innescare circoli viziosi.

L’ISU ci ricorda che lo sviluppo non è solo questione di crescita economica, perché conoscenza e salute pesano allo stesso modo. I territori che restano indietro non solo hanno meno risorse, ma meno opportunità di istruzione e una minore speranza di vita. Questo approccio consente di osservare con maggiore nitidezza dove la città è più fragile e dove invece si esprimono le maggiori potenzialità. Il quadro che emerge è chiaro: le disuguaglianze territoriali a Roma continuano a essere forti, persistenti e radicate nello spazio urbano. Le condizioni di partenza segnano in modo visibile il percorso di vita delle persone, tanto che nascere o vivere nel posto “sbagliato” può voler dire meno scuola, meno reddito, meno salute.

Per ridurre questi divari servono politiche mirate che investono nei municipi più svantaggiati soprattutto su istruzione, accesso al mercato del lavoro e alla casa, servizi sanitari territoriali, mobilità sostenibile e qualità dell’ambiente urbano. Parallelamente resta prioritaria l’esigenza di disporre di dati più granulari, perché anche all’interno di ciascun municipio esistono disuguaglianze importanti che rischiamo di non vedere. Questo nuovo aggiornamento dell’ISU conferma una volta di più che la qualità della vita in una grande metropoli dipende dalla capacità di garantire le stesse opportunità ovunque.


Nota: gli indicatori sono calcolati secondo la stessa metodologia UNDP, utilizzando le seguenti fonti.

  1. Per il reddito, i dati del Ministero dell’economia e delle finanze relativi al 2021, pubblicati da Roma Capitale in “Il reddito dei Romani” e normalizzati attraverso la formula di Atkinson.
  2. Per gli anni di istruzione, i dati del Censimento Istat 2021 già presentati nella #mapparoma44.
  3. Per l’aspettativa di vita, le stime per il 2017 elaborate dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio – ASL Roma 1 (C. Badaloni, P. Michelozzi e M. Davoli, “Variazione spazio-temporale dell’aspettativa di vita per livello socioeconomico e distretto sanitario a Roma negli anni 2006-2017”, Epidemiologia & Prevenzione, vol. 44, n. 5-6, pp. 342-348, 2020).

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