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#mapparoma 39 – Prossimità e accessibilità al patrimonio archeologico nelle zone urbanistiche di Roma

di Keti Lelo, Salvatore Monni, Riccardo Montalbano, Stefania Picciola, Mirella Serlorenzi, Federico Tomassi
2023

Con questa #mapparoma poniamo l’attenzione sul tema dell’eccezionale patrimonio archeologico di Roma e della sua accessibilità da parte di residenti e visitatori. Dopo le mappe su case popolari, Airbnb, “invisibili”, disuguaglianze digitali e isole di calore urbano, continuiamo la collaborazione con altri studiosi di Roma, con l’obiettivo di allargare l’ambito delle nostre osservazioni a temi di grande attualità e interesse per la città. Qui lo facciamo con Mirella Serlorenzi, funzionaria della Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma, ideatrice e direttore scientifico del progetto SITARSistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma, e con Riccardo Montalbano e Stefania Picciola, archeologi professionisti che da anni lavorano al progetto.

SITAR è un progetto di archeologia pubblica partecipata promosso dalla Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma. Un modello unico e virtuoso di gestione dei dati archeologici che andrebbe replicato in altre realtà italiane, come di recente sperimentato con il progetto SoS – Sotto Siena. Il suo obiettivo è dare visibilità, trasparenza e diffusione ai dati scientifici degli scavi archeologici. Il patrimonio archeologico di Roma è reso liberamente accessibile e consultabile attraverso un portale WebGIS che consente a diversi livelli di utenza (pubblico, accreditato e professionista) di effettuare ricerche nel SITAR e accedere alle informazioni con livelli di approfondimento personalizzati. Il sistema offre inoltre la possibilità di geolocalizzarsi, stampare l’area inquadrata e di scaricare alcuni layer in formato compatibile con i sistemi GIS.

Roma imperiale era una grande città che si estendeva in tutte le direzioni a partire dal cuore pulsante dei Fori fino a raggiungere ed oltrepassare gli attuali confini comunali, con insediamenti di tutti i tipi: abitazioni e negozi, edifici pubblici e infrastrutture, ville e necropoli, articolati lungo una densa viabilità che dal centro urbano penetrava nelle regioni dell’Agro per proseguire oltre, in territori via via più distanti. Nonostante la persistente e disordinata crescita urbana della Roma moderna, è ancora oggi possibile imbattersi in magnifici resti archeologici distanti e isolati rispetto ai percorsi solitamente battuti dal turismo di massa, a volte sconosciuti persino ai residenti che abitano nelle vicinanze. La qualità, la numerosità e la distribuzione dell’inestimabile patrimonio archeologico di Roma rappresenta una leva su cui insistere, attraverso mirate politiche territoriali, per facilitare l’accesso alla cultura e migliorare la qualità della vita nelle periferie. Il focus di questa #mapparoma è di fornire una lettura del livello di accessibilità al patrimonio archeologico di Roma Capitale, passando dal dettaglio architettonico che caratterizza il censimento delle evidenze a una scala territoriale intermedia che caratterizza la distribuzione degli indicatori tematici nelle zone urbanistiche.

I dati di partenza provengono dal sistema informativo SITAR, che censisce i resti archeologici esistenti nel Comune di Roma e che giorno dopo giorno si arricchisce di nuove informazioni attraverso sia la raccolta dei dati d’archivio sia l’inserimento, quasi in tempo reale, delle nuove scoperte effettuate nel territorio della città. I resti archeologici vengono restituiti nel WebGIS, dove le informazioni lo permettono, nella loro esatta localizzazione e perimetrazione. A ognuno viene attribuito, sempre in base alle informazioni disponibili, un diverso grado di accessibilità: “esistente” (quelli che non vediamo perché attualmente ricoperti), “visibile” (quelli che possiamo vedere ma che non è possibile visitare), “visitabile”, “non più esistente” (quelli che non si conservano ma di cui abbiamo notizia dalle fonti o dalla documentazione) e infine “non determinabile” (quelli di cui non è possibile indicare lo stato attuale).

Il quadro, di per sé ricchissimo, visibile nella mappa riportata di seguito, è tuttavia lacunoso nelle aree corrispondenti ai due parchi archeologici dotati di autonomia speciale di Appia antica e Ostia antica, i cui dati inseriti nel SITAR sono parziali o del tutto assenti. Questa mancanza, oltre a rappresentare un limite per la fruizione dei dati da parte delle utenze, ha reso la nostra analisi meno accurata in alcune zone urbanistiche. Abbiamo comunque deciso, al solo scopo di ottenere una copertura omogenea per gli indicatori tematici sviluppati, di digitalizzare in maniera approssimativa le area archeologica mancante di Ostia antica, utilizzando le immagini da satellite presenti su Google Earth.

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In questa #mapparoma abbiamo utilizzato il dettaglio analitico dei dati presenti nel sistema informativo SITAR, nello specifico la localizzazione, la perimetrazione e la classificazione delle evidenze esistenti, per analizzare la dotazione territoriale e l’accessibilità del patrimonio archeologico presente nelle 155 zone urbanistiche di Roma. Le letture tematiche sono state restituite cartograficamente attraverso cinque indicatori costruiti ad hoc. I primi quattro indicatori di seguito illustrati riguardano le dotazioni territoriali in termini di presenza complessiva ed effettiva, nonché di fruizione del patrimonio archeologico nelle zone urbanistiche.

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La superficie occupata da resti archeologici esistenti (mappa in alto a sinistra), rappresentata come percentuale rispetto alla superficie totale di ogni zona urbanistica, è un indicatore che analizza la presenza archeologica nelle unità amministrative di cui è composto il territorio comunale. A Roma due terzi delle zone urbanistiche, 98 su 155, può vantare la presenza di resti archeologici. Per garantire l’uniformità del valore dell’indice sono state considerate solamente le superfici effettivamente occupate da evidenze archeologiche e non quelle di pertinenza dei resti oppure i perimetri dei siti, per i quali non sempre si dispongono le esatte delimitazioni. Per questo motivo l’indice di copertura ha valori piuttosto bassi, fatto salvo per il rione Testaccio, dove la presenza del “Monte dei cocci” implica una quota di superficie archeologica dell’8,9%. Seguono Zona Archeologica (3,5%), Celio (1,9%), Gregna (1,6%), Aventino (1,3%), Esquilino (1,2%) e Centro Storico (1%), mentre le altre zone urbanistiche hanno valori inferiori all’1%. Come facilmente prevedibile, la maggiore incidenza di superfici archeologiche è nel primo Municipio, che corrisponde in gran parte all’estensione della città entro le mura aureliane, ma vi è una significativa presenza anche in zone urbanistiche allora situate in aperta campagna, come Grottaperfetta, Torrino, Mezzocamino, Fidene, Serpentara, Casal Boccone, Lucrezia Romana e Gregna.

La superficie archeologica visibile o visitabile per 10.000 residenti (mappa in alto a destra) mette in relazione presenza archeologica e residenti nelle zone urbanistiche. I valori più elevati dell’indice riguardano zone urbanistiche con pochi residenti e molti resti, come Zona Archeologica (33%), Ostia antica [1], Villa Borghese e Villa Pamphili (6%), Appia antica nord (4%) e sud, ma valori significativi si hanno anche in zone densamente abitate come Testaccio (4,4%), XX Settembre (0,5%), Centro Storico e Villaggio Olimpico (0,4%), Aventino (0,3%) e Ostiense (0,2%).

La quota di resti archeologici visibili o visitabili rispetto a quelli esistenti (mappa in basso a sinistra) rappresenta l’effettiva dotazione archeologica delle zone urbanistiche. Tra le 98 zone urbanistiche con resti esistenti, 60 possono vantare un patrimonio visibile o visitabile. Le aree con maggiori percentuali di evidenze archeologiche visibili o visitabili sono distribuite in maniera piuttosto disomogenea nel territorio comunale. Oltre ai rioni centrali, ai parchi archeologici e ad alcune ville storiche, ci sono numerose zone urbanistiche periferiche con la maggioranza dei resti in condizioni di visibilità e/o di visitabilità, tra cui: Prima Porta (95%), Navigatori (91%), Della Vittoria (89%), Lunghezza (85%), Salario, Santa Maria della Pietà e Tuscolano sud (77%). Le quote di resti visibili o visitabili sono nulle in ben 38 zone urbanistiche e molto esigue in altre. Tra queste spicca il centralissimo rione Celio, con una straordinaria ricchezza di evidenze delle quali solo il 6% risulta visibile e accessibile, e il quartiere periferico di Gregna, che pur avendo una copertura archeologica tra le più cospicue di Roma, è tra le zone urbanistiche con la quota di resti visibili tra le più basse (0,3%), perché le strutture si trovano nel sottosuolo.

La quota di resti archeologici visitabili rispetto a quelli visibili (mappa in basso a destra) riguarda il livello di fruizione del patrimonio archeologico presente nelle zone urbanistiche. Questo indicatore risulta molto elevato in zone urbanistiche con poche, spesso note, presenze: Lucrezia Romana, Villaggio Olimpico, Medaglie d’Oro, Grotta Rossa ovest, Casilino, Pineto, Parioli, Giustiniana, Prima Porta, Villa Borghese, Colli Portuensi e Casetta Mistica, tutte con quota di resti visitabili rispetto ai visibili pari al 100%. Seguono alcuni quartieri centrali o semicentrali con numerose presenze archeologiche e con livelli di fruizione man mano decrescenti: XX Settembre (88%), Zona Archeologica (80%), Esquilino e Salario (35%), Portuense (31%) e, piuttosto staccati, Centro Storico (16%) e Aventino (12%).

L’ultimo indicatore riguarda l’accessibilità del patrimonio archeologico da parte dei residenti nelle zone urbanistiche. La mappa che segue rappresenta la quota di popolazione che abita a una distanza percorribile a piedi fino a 10 minuti da almeno una presenza archeologica visibile e/o visitabile. È stata considerata una distanza di 800 metri dai perimetri delle evidenze archeologiche classificate nel sistema SITAR come visibili o visitabili. Per ogni zona urbanistica è stato calcolato il numero di residenti nelle sezioni del censimento che intersecano le buffer zones generate intorno ai resti archeologici considerati. Questo approccio evita la rigidità dei dati aggregati per unità amministrativa, consentendo di calcolare i residenti nel raggio di interesse di ogni reperto indipendentemente dalla zona urbanistica di residenza.

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La percentuale è elevata in tutta la zona centrale, ma anche in numerose aree periferiche. Ben 40 zone urbanistiche su 155 hanno più del 50% dei residenti localizzati entro una distanza di 800 metri da almeno un resto archeologico visibile o visitabile. Tra le zone urbanistiche con il 100% di residenti che abitano nelle vicinanze di evidenze archeologiche, vi sono quelle centrali di Centro Storico, Zona Archeologica, Celio, Esquilino, Testaccio, Villa Pamphili, XX Settembre, Villaggio Olimpico, le aree semi-centrali dei Navigatori e di Tor Fiscale, e la scarsamente edificata Grotta Rossa est. Tra le zone urbanistiche con percentuali tra 70 e 90% dei residenti che abitano nelle vicinanze di resti archeologici, vi sono i quartieri centrali e semi-centrali di Trastevere, Aventino, Università, San Lorenzo, Della Vittoria, Salario, Appio, Ostiense e Marconi, le zone semi-periferiche di Appio Claudio, Pineto, Pian Due Torri e Casal de’ Pazzi, le aree intorno al GRA di Fidene, Serpentara e Sant’Alessandro.



[1] Nota: i dati relativi agli scavi di Ostia antica non sono presenti nel sistema SITAR; i valori indice sono basati su una misura di superficie complessiva stimata dei siti archeologici.


Fonte: elaborazione su dati SITAR

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