#mapparoma34 – Elezioni comunali 2021: l’astensione e il voto nelle “sette Rome”

di Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi
2021


Le elezioni amministrative del 3-4 ottobre e i ballottaggi del 17-18 hanno segnato in gran parte del paese l’affermazione dei candidati di centrosinistra, al primo turno a Milano, Napoli e Bologna e al secondo a Roma e Torino per rimanere alle sole grandi città. Il centrosinistra risulta avvantaggiato dai suoi candidati capaci di ottenere voti in fasce diverse dell’elettorato, dal consenso diffuso e resiliente per il PD (non solo nei centri urbani), dalle difficoltà del M5S. Il centrodestra subisce la scelta poco lungimirante dei candidati “civici”, le ambiguità tra governo e opposizione, l’appannamento della fortuna elettorale di Salvini e della Lega, a cui non riesce a sostituirsi la Meloni con Fratelli d’Italia. L’elemento di maggiore preoccupazione è tuttavia la bassissima affluenza, poiché in tutte le grandi città solo metà degli elettori è andata ai seggi, soprattutto coloro che negli ultimi anni hanno votato per liste e candidati percepiti come anti-establishment e sono stati colpiti maggiormente dalle crisi economiche e dalla pandemia.

In particolare a Roma i votanti sono stati 1.152.000 al primo turno (49%) e addirittura meno di un milione, solo 960mila, al secondo turno (41%), un dato inferiore a qualsiasi altra elezione precedente in tutta la storia repubblicana. Come confronto, alle scorse elezioni comunali del 2016 votò rispettivamente il 57% e il 50% dei romani, mentre alle europee del 2019 l’affluenza è stata pari a quella del primo turno quest’anno. Per la prima volta solo una minoranza degli elettori romani è andata a votare, e di conseguenza il vincitore delle elezioni può contare sul consenso esplicito di un quarto dei cittadini. Mentre alcuni municipi hanno visto un’affluenza maggiore, come il II (57% al primo turno e 48% al secondo), in altri la percentuale è veramente minima, come il VI (rispettivamente 43% e 32%).

A Roma è stato eletto sindaco Roberto Gualtieri del centrosinistra, con 565mila voti al ballottaggio, pari al 60%, dopo averne presi esattamente 300mila al primo turno, quando era al secondo posto dietro Enrico Michetti del centrodestra, che invece al secondo turno ha ottenuto solo 375mila voti (40%), dopo una campagna elettorale grottesca e inadeguata. Il primo turno aveva anche visto la buona affermazione di Carlo Calenda, sostenuto da Azione e Italia Viva, che è arrivato grazie alla sua lunga e organizzata campagna elettorale a prendere 220mila voti (20%), e al contrario la netta sconfitta della sindaca uscente Virginia Raggi per il M5S, che ha ottenuto solo 212mila voti (19%), dopo una consiliatura non particolarmente brillante e piena di problemi. Il voto di lista ha premiato la lista unica a sostegno di Calenda (193mila, 19%), Fratelli d’Italia (177mila, 17%) e il Partito Democratico (166mila, 16%), lasciando indietro il M5S (112mila, 11%) e soprattutto la Lega (60mila, 6%), poco sopra le liste civiche di Gualtieri e Raggi (4-5%). Sempre al ballottaggio sono stati eletti come presidenti dei municipi 14 esponenti su 15 del centrosinistra, con percentuali che arrivano fino al 70% del riconfermato Ciaccheri in VIII e al 66% di Bonaccorsi in I e Tomassetti in XII, contro un solo eletto per il centrodestra nel VI contro il M5S.

Non appare invece granché mutata la geografia politica degli ultimi anni, come mostra anche la mappa per sezione elettorale realizzata da Filippo Teoldi per Domani. In primo luogo, nelle periferie intorno e fuori dal Gra un blocco di elettori fluttuanti tra destra e M5S, che alle comunali del 2016 hanno votato in massa Raggi, alle europee del 2019 hanno premiato la Lega e questa volta hanno spesso scelto l’astensione non ritenendosi troppo rappresentati né dalla sindaca uscente né da Michetti. In secondo luogo, un consenso per il centrosinistra ancora elevato sia nella periferia storica e compatta, alla base dei successi di Zingaretti alle regionali del 2018 e ora di Gualtieri, sia nei quartieri più centrali e ricchi (il “partito della ZTL”), sebbene questa volta con una leggera inversione di tendenza rispetto al passato, visto il successo di Calenda che ha ottenuto il suo risultato più eclatante nel II municipio col 36%.

Per approfondire i risultati elettorali evidenziamo le differenze tra le “sette Rome” descritte nel nostro ultimo libro.


I dati di Roma Capitale per sezione elettorale non comprendono iscritti e votanti, e pertanto non permettono di calcolare l’affluenza per quartiere. Abbiamo quindi elaborato una stima della “partecipazione al voto” come rapporto tra i voti validi e gli iscritti alle politiche del 2018, che chiaramente non è rilevante come valore assoluto ma solo per analizzare le differenze tra le zone urbanistiche e tra le “sette Rome”. Al primo turno la partecipazione è massima nella città ricca e minima sia nella città del disagio che nella città-campagna, con una forte differenza di 12-13 punti percentuali, mentre è intermedia nel resto di Roma. Al ballottaggio si conferma questo andamento, sebbene la città storica si avvicini di più alla città ricca, e una differenza tra quest’ultima e le città del disagio e campagna di circa 15 punti percentuali.

Tra i candidati sindaci al primo turno, Gualtieri ha il massimo in centro (33%), relativamente poco nella città ricca (27%) dove appunto il suo consenso è eroso da Calenda, più della media nella città compatta (30%), meno della media nella città dell’automobile (24%) e soprattutto nella città del disagio e nella città-campagna (19-22%). Michetti al contrario ha un andamento nettamente crescente dal Campidoglio fino ai confini comunali: il minimo nella città storica (23%), meno della media sia nella città ricca, che pure è la tradizionale roccaforte nera, sia nella città compatta (27-28%), per salire al 32% della città dell’automobile, al 36% nella città del disagio fino al 40% nella città-campagna. Raggi prende molto poco nella città storica e ricca (entrambe 10%), nella media nella città compatta e dell’automobile (19-22%), e il massimo nella città del disagio e campagna (26%), ma rimanendo parecchio al di sotto dei risultati del 2016. Calenda è esattamente l’opposto della sindaca uscente: ottiene un grande consenso nella città storica e soprattutto nella città ricca (30-33%), ma poi cala inesorabilmente nelle periferie, già nella città compatta e dell’automobile (17-19%) per scendere poi al minimo nella città del disagio e campagna (10-11%).

Al ballottaggio Gualtieri vince ovunque nelle “sette Rome”, a parte fuori dal Gra, prendendo il massimo nella città storica con un notevole 68%, più della media sia nella città ricca che nella città compatta (62-64%), per scendere poi nella città dell’automobile (57%) e nella città del disagio (52%), fino appunto al minimo della città-campagna (46%).

Si noti che ognuna delle “sette Rome” (ricordiamo che la settima è quella degli invisibili – senza fissa dimora, migranti, occupanti, rom, detenuti, ecc. – che generalmente non votano e non fanno sentire la loro voce) ha un peso elettorale diverso, quindi le percentuali descritte hanno un differente impatto sul risultato finale. In particolare in queste elezioni, tra primo e secondo turno, la città compatta, dove vive un milione di romani, pesa per il 38-39% sul totale dei voti validi e rappresenta quindi il bacino elettorale fondamentale per ogni candidato. Seguono poi la città dell’automobile (21-22%), la città ricca (18%) e la città del disagio (13-14%), mentre sono molto meno rilevanti la città-campagna (5%) e la città storica (3%), dove vivono ormai solo 100mila romani, pur essendo quest’ultima costantemente al centro dell’interesse politico e mediatico.

Nelle consuete mappe per zona urbanistica riportiamo la “partecipazione al voto” stimata nei due turni, i voti in percentuale al primo turno per Gualtieri, Michetti, Calenda e Raggi, e i voti al ballottaggio per Gualtieri e Michetti.

La stima dell’affluenza sia al primo turno che al ballottaggio è maggiore nei quartieri semicentrali e si riduce andando verso le periferie, con alcune eccezioni a nord e sud. Al primo turno il massimo della partecipazione al voto risulta a Pineto, Prima Porta (a nord fuori dal Gra), Navigatori, Salario, Mezzocamino (a sud, ancora fuori dal Gra), Della Vittoria, Grottaperfetta, Tre Fontane e Monte Sacro, mentre il minimo è raggiunto intorno o fuori dal Gra a nord (Santa Maria di Galeria e Santa Cornelia), est (Tor Cervara, Lunghezza, San Vittorino, Torre Angela, Borghesiana) e sud (Porta Medaglia e Decima), nonché in quartieri meno periferici ma composti da case popolari o borgate ex abusive (Tufello e Alessandrina). Al ballottaggio il quadro non cambia molto, eccetto l’inserimento tra i quartieri con maggiore partecipazione di alcuni centrali come Aventino e Celio, mentre quelli con i valori più bassi rimangono quasi gli stessi.

Michetti al primo turno raggiunge il massimo, superando il 40%, proprio nella periferia esterna al GRA dove l’astensione è maggiore, in particolare a nord nel XV Municipio dove sfiora la metà dei voti a Cesano (49%) e poco meno a Prima Porta e Santa Cornelia (45%), oltre a La Storta (42%), ma anche a ovest (Boccea 47%, Pantano di Grano e Massimina 43%, Ponte Galeria 40%), est (San Vittorino e Borghesiana 44%, Acqua Vergine 41%) e sud (Porta Medaglia 40%). Al contrario, ottiene il minimo in vari quartieri centrali o della città compatta dove vince Gualtieri: Trastevere (16%), Testaccio, San Lorenzo e Aventino (17-18%), Monte Sacro e Gianicolense (19-20%), Celio e Garbatella (21%), Ostiense, Latino, Della Vittoria, Salario e Flaminio (22-23%).

Gualtieri al primo turno ha un andamento assolutamente opposto, poiché le sue zone urbanistiche migliori sono tutte centrali, all’interno o in prossimità dell’anello ferroviario, in particolare nel I Municipio, sfiorando la metà dei voti a Testaccio (49%), seguito da Trastevere (41%), Celio (37%), Aventino ed Esquilino (circa 35%). Ottiene comunque ottime percentuali anche nel resto della periferia compatta, con il secondo miglior risultato a San Lorenzo (43%), e poi a sud-ovest (Ostiense, Gianicolense e Garbatella 37-38%, Valco San Paolo 34%), nord (Monte Sacro 37%) e sud-est (Tuscolano nord, Appio e Latino 34%). Rimane invece sotto al 20%, oltre al minimo ad Acquatraversa, che corrisponde alla Camilluccia (15%), quasi ovunque fuori dal GRA, soprattutto nel VI Municipio a est (Borghesiana, Lunghezza e Acqua Vergine 16-18%), nel XV a nord (Santa Cornelia, Prima Porta e La Storta 17-18%) e a Decima a sud (18%).

Tra i candidati non passati al secondo turno, Calenda conquista tutto il centro e Roma nord, compresi quartieri tradizionalmente roccaforti “nere” nel XV Municipio, ottenendo un notevole successo ai Parioli (47%), ma anche ad Acquatraversa, Farnesina e Salario (42-43%), Centro Storico e Tor di Quinto (39-40%), Eur – unica eccezione a sud ma comunque nella città ricca – e Trieste (37%), Medaglie d’Oro, Flaminio, Aventino, Prati e Della Vittoria (34-35%). Analogamente a Gualtieri raggiunge fuori dal GRA le percentuali più basse, inferiori al 10%, col minimo a San Vittorino a est (6%) e poco di più sempre nel quadrante orientale (Tor Cervara meno dell’8%, Borghesiana e Romanina circa 8,5%, Giardinetti-Tor Vergata, Torre Angela e Torre Maura 9%), verso il litorale (Ponte Galeria e Ostia Antica 8%) e a nord-ovest (Santa Maria di Galeria, Prima Porta e Cesano 8-9%).

Raggi mantiene un certo consenso dove nel 2016 aveva trionfato contro Giachetti, ma su valori decisamente più bassi, in alcune zone periferiche dei quadranti est e verso il litorale, sebbene il massimo lo raggiunga nel quartiere dove vive, Ottavia (31%). Seguono varie zone intorno o fuori dal Gra in tutti i quadranti: soprattutto a est (Romanina e Lunghezza 30-31%, Torrespaccata, La Rustica, Tor Cervara e San Basilio 28-29%), ma anche a sud (Acilia nord 31%, Decima 29%) e nord-ovest (Santa Maria della Pietà e Castelluccia 29%). Al contrario, le percentuali sono più basse in tutti i quartieri centrali e semicentrali, soprattutto a nord: il minimo a Parioli (5%), e poi Acquatraversa, Tor di Quinto, Salario e Centro Storico (6-7%), Farnesina, Medaglie d’Oro e Prati (8%), Della Vittoria, Trieste, Aventino e Flaminio (9%).

Gualtieri al ballottaggio vince in 120 zone urbanistiche, con risultati “bulgari” nelle zone dentro l’anello ferroviario dove già al primo turno aveva ottenuto più voti, ma al secondo il massimo lo raggiunge a Trastevere e San Lorenzo con un notevole 77%, seguiti da Testaccio (76%), Monte Sacro (74%), Gianicolense, Celio, Garbatella, Aventino e Ostiense (72-73%), Latino, Appio, Saccopastore ed Esquilino (69%). Rimane invece sotto al 40% a San Vittorino nell’estremo est del comune e Boccea a ovest, e poco più quasi ovunque fuori dal GRA, soprattutto nel XIV e XV Municipio a nord (Prima Porta e Santa Cornelia circa 41%, Cesano 44%, Santa Maria di Galeria e La Storta 46%), nel VI a est (Borghesiana 41%, Lunghezza e Acqua Vergine 46%), Porta Medaglia a sud (43%) e Pantano di Grano a ovest (46%). Ovviamente il contrario vale per Michetti, che vince solo in 20 zone urbanistiche, tutte fuori dal Gra tranne Tor Cervara, Grottarossa est e Tor Sapienza.

(clicca sulle immagini per ingrandire)


NOTA: le percentuali possono differire dai risultati ufficiali sia per errori e lacune nell’archivio on-line, sia perché sono esclusi i seggi ospedalieri; non sono riportati i dati delle zone urbanistiche con meno di 1000 iscritti al voto.

Fonte: elaborazione su dati Roma Capitale – Servizi elettorali

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