I casi di Covid-19 nei quartieri di Roma (aggiornamento 8 aprile 2021)

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All’8 aprile 2021, dopo le due settimane di zona rossa del Lazio e le restrizioni per Pasqua, i casi di Covid-19 a Roma sono arrivati a 145mila, con un tasso di 519 ogni 10mila abitanti. Partendo dai 12mila casi del 19 ottobre 2020, la crescita è stata esponenziale nel corso della “seconda ondata”: 20mila il 2 novembre, 30mila il 15 novembre, 65mila il 29 novembre e 76mila il 13 dicembre. Nel corso del 2021 l’aumento è stato più lento: 89mila il 3 gennaio, 108mila il 7 febbraio e 123mila l’11 marzo. L’incremento nell’ultimo mese è stato di 22mila contagi, pari al 18% in più, superiore al mese precedente ma comunque molto basso rispetto a novembre (fonte Regione Lazio – Dipartimento di Epidemiologia; residenti di fonte anagrafica).

Il numero elevato dei casi conferma in maniera sempre più evidente che l’incidenza sulla popolazione residente e la percentuale di crescita sono maggiori nelle zone popolari del quadrante est della città, mentre all’inizio della pandemia sembravano colpiti soprattutto i municipi centrali e le zone del ceto medio-alto.

1) In valore assoluto sono 58 le zone urbanistiche (su 140 zone residenziali rispetto al totale di 155) che hanno più di 1000 casi, 13 sono oltre 2000, 3 oltre 3000 e 1 sfiora 6000, mentre solo 4 sono ancora sotto la soglia di 100. In generale ovviamente il numero di contagi è elevato in tutte le zone più popolose, soprattutto a est, ma con ben 5945 casi il record rimane di gran lunga a Torre Angela (che comprende Tor Bella Monaca ed è la zona urbanistica più popolosa di Roma). Seguono a grande distanza sempre le stesse zone rispetto ai mesi precedenti: Borghesiana 3434, Centocelle 3194, Primavalle 2899, Don Bosco 2704 e poi Lunghezza (che comprende Ponte di Nona) 2286, Gianicolense 2222, Gordiani 2216, Torpignattara 2214, Tuscolano sud 2186, Trieste 2165, Morena 2139 e Ostia nord 2110. Tra le sole zone residenziali, il minimo è a Castel Fusano con 58 casi, e poi Grottarossa est 63, Centro direzionale Centocelle 73 e Santa Palomba 81.

2) In rapporto alla popolazione, tra le sole zone residenziali, il record è di Grottarossa ovest con 979 ogni 10mila abitanti, seguita da Gregna 843, Omo 818 e Appia Antica nord 799. Seguono tutti quartieri periferici del quadrante est: Giardinetti-Tor Vergata 759, Barcaccia 727, S. Alessandro 725, Settecamini 715, Quarto Miglio 707, Pignatelli 700, Lucrezia Romana 690, San Basilio 683, Torre Angela 680, Tor Tre Teste 671, Morena 668, Borghesiana e Bufalotta 663 e La Rustica 660, tranne Pisana con 704. Queste zone con la maggiore incidenza sono quasi sempre le stesse negli ultimi mesi, perché le tendenze si stanno consolidando, con l’eccezione della crescita di San Basilio e Tor Tre Teste, confermando una certa prevalenza nelle periferie intorno e soprattutto fuori dal GRA dove i residenti crescono, il disagio socio-economico è maggiore, l’età media è minore e i nuclei familiari sono più numerosi.

3) Per i tassi più bassi tra le zone residenziali si è ormai consolidata la tendenza positiva soprattutto nei quartieri più centrali e nel quadrante sud: il minimo a Celio (329 casi ogni 10mila abitanti) e poi Villaggio Giuliano 340, San Lorenzo 344, Cecchignola 348, Aventino 361, Trastevere 369, Appio 381, Castel Fusano 388, Tuscolano nord 389, Prati 399. Anche le zone con i minori contagi non cambiano più molto da una rilevazione all’altra, e mostrano costantemente risultati migliori nelle zone del ceto medio-alto dentro l’anello ferroviario o intorno all’Eur, dove i valori immobiliari sono maggiori e il tasso di laurea più elevato, con l’unica eccezione di Castel Fusano sul litorale.

4) L’aumento di casi ha superato il 25% nell’ultimo mese in 11 zone urbanistiche, e in una sola ha sfiorato il 40%, quindi con una forte decelerazione rispetto alla seconda ondata di fine 2020 quando in vari casi era superiore al 100%. Gli incrementi maggiori tra marzo e aprile sono in zone eterogenee sia centrali che periferiche, in tutti i quadranti: il record a Pineto +39%, e poi Quadraro e Malafede +29%, Labaro +28%, Casal Bertone +27%, Saccopastore e San Basilio +26%, Casal Bruciato, Della Vittoria, Casal de’ Pazzi, Testaccio e Santa Palomba +25%. Al contrario, in 3 zone urbanistiche la crescita è inferiore al 10%: Pisana, Grottarossa est e Magliana (che corrisponde a Muratella – Parco de’ Medici, minimo con +7%).

5) I municipi più colpiti sono quelli della periferia est e in misura minore del quadrante nord-ovest: il massimo continua a essere il VI (Torri) con 662 casi ogni 10mila residenti, seguito da IV (Tiburtina) con 598, V (Prenestina-Casilina) con 555, XV (Cassia-Flaminia) con 534 e VII (Appia-Tuscolana) con 530. I contagi sono invece nettamente inferiori alla media romana in alcuni dei municipi con reddito pro-capite più elevato: soprattutto nel I (Centro) e nel II (Roma nord) con 430-432 ogni 10mila abitanti, e poiVIII (Ostiense) con 442, IX (Eur-Laurentina)con 450 e XII (Gianicolense) con 472, oltre al X (Ostia-Acilia) con 501 e all’XI (Portuense) con 505.

6) Suddividendo Roma nelle “7 città” accennate nell’articolo per il Messaggero e poi ridefinite (la settima è quella degli “invisibili” di cui non abbiamo dati sull’impatto della pandemia), l’area con più contagi rimane la città del disagio con case popolari e quartieri ex abusivi (604 ogni 10mila residenti), seguita dalla città-campagna delle periferie lontane e rarefatte (582) e dalla città dell’automobile intorno al GRA (547). Sono invece sotto la media romana la città compatta della periferia storica (487) e la città ricca del nord più Eur e Appia Antica (466), mentre conferma il minimo la città storica del centro turistico (433).

7) La diffusione dei contagi è correlata con alcuni fattori socio-economici che spiegano parte della variabilità tra zone urbanistiche. Il primo è l’età media dei residenti, con inclinazione negativa a indicare una minore probabilità di contagio tra i romani più grandi (coefficiente di correlazione pari a -0,51 ed R quadro 0,26), meno presenti nelle periferie esterne al GRA, anche se per loro la malattia è più pericolosa. Il secondo è la quota di laureati sulla popolazione, sempre con inclinazione negativa poiché anche l’istruzione è maggiore nei quartieri centrali rispetto a quelli periferici (coefficiente di correlazione pari a -0,50 ed R quadro 0,25). Gli altri due riguardano la tipologia professionale: con inclinazione positiva la quota di addetti al commercio sulla popolazione, sia perché a maggiore rischio di contagio non potendo utilizzare il lavoro agile e dovendo anzi muoversi spesso col trasporto pubblico, sia perché più concentrati nelle zone periferiche, e con inclinazione negativa la quota di addetti alla scuola o all’università, perché al contrario più concentrati nelle zone semicentrali (coefficienti di correlazione rispettivamente pari a 0,52 e ‑0,49 ed R quadro 0,27 e 0,24).

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