I casi di Covid-19 nei quartieri di Roma (aggiornamento 29 novembre 2020)

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Al 29 novembre i casi di Covid-19 a Roma sono più che raddoppiati rispetto a due settimane prima, raggiungendo quota 64.800, con un tasso di 232 ogni 10mila abitanti. È stato l’incremento maggiore di sempre, come a livello nazionale, partendo dai quasi 12mila del 19 ottobre, fino ai 20mila del 2 novembre e ai 30mila del 15 novembre (fonte Regione Lazio – Dipartimento di Epidemiologia; popolazione di fonte anagrafica).

Il numero elevato dei casi conferma in maniera sempre più evidente che l’incidenza sulla popolazione residente e la percentuale di crescita sono maggiori nelle zone popolari del quadrante est della città, mentre all’inizio della pandemia sembravano colpiti soprattutto i municipi centrali e le zone del ceto medio-alto.

1) In valore assoluto sono 9 le zone urbanistiche (su 140 zone residenziali rispetto al totale di 155) che hanno più di 1000 casi, e 49 sono sopra i 500 contagi, mentre solo 13 sono ancora sotto la soglia di 100. Se due settimane fa Torre Angela (che comprende Tor Bella Monaca) aveva superato per la prima volta quota 1000, i dati aggiornati la pongono ora oltre i 2000 casi, ma in generale ovviamente il numero di contagi è elevato in tutte le zone più popolose, soprattutto a est. Il raddoppio dei contagi nelle ultime due settimane fa arrivare appunto Torre Angela a 2478 casi, seguita a distanza da Centocelle 1439, Primavalle 1378, Borghesiana 1357, Don Bosco 1223, e poi Gianicolense 1063, Tuscolano sud 1039, Gordiani 1021, Torpignattara 1011, Trieste 995. Queste 10 zone con più contagi sono le stesse rispetto a due e a quattro settimane fa. Tra le zone residenziali, il minimo è a Castel Fusano con 21 casi e a Santa Palomba con 25.

2) In rapporto alla popolazione, tra le sole zone residenziali, il record rimane a Omo come dall’inizio dell’epidemia con 570 ogni 10mila abitanti, seguita da Pisana 428, Appia Antica nord 417 e Grottarossa ovest 413. Seguono tutti quartieri del quadrante est: Settecamini 349, Acqua Vergine (che comprende Ponte di Nona) 331, Giardinetti-Tor Vergata 324, Gregna 315, Pignatelli 312, e poi con circa 300-310 zone a est (Sant’Alessandro, Barcaccia e La Rustica), nord (Aeroporto dell’Urbe, Settebagni e Bufalotta) e ovest (Santa Maria della Pietà). Anche in questo caso le zone con la maggiore incidenza sono abbastanza costanti nelle ultime settimane, mostrando una certa prevalenza nelle periferie intorno al Raccordo dove il disagio socio-economico è maggiore, l’età media è minore e i nuclei familiari sono più numerosi.


3) Per i tassi più bassi
tra le zone residenziali si sta consolidando una tendenza positiva soprattutto nei quartieri centrali e nel quadrante sud-ovest: il minimo a Villaggio Giuliano (130 casi ogni 10mila abitanti) e poi Castel Fusano 141, Cecchignola 143, Aventino 148, Tuscolano nord 156, Decima 157, Celio 159, Trastevere 161, Appio 163, Ostiense 167. Le zone con i minori contagi continuano però a cambiare da una settimana all’altra perché pochi casi in più incidono parecchio sull’indicatore.

4) L’aumento di casi in 100 zone urbanistiche ha superato il 100% nelle ultime due settimane (ossia i contagi sono più che raddoppiati dal 15 al 29 novembre), e in 6 di queste è superiore al 200% (ossia i casi sono più che triplicati). La massima accelerazione è all’Aeroporto dell’Urbe (da 14 a 60, +329%) seguito da Grottarossa est (da 10 a 35, +250%) e Boccea (da 59 a 205, +247%), e poi in altri quartieri eterogenei in tutti i quadranti: Settebagni +231%, Valco San Paolo e Castel Fusano circa +200%, Serpentara, Villaggio Olimpico e Castelluccia circa +185%. Solo nelle due zone urbanistiche di Omo e Appia Antica nord, quelle dove l’incidenza è maggiore, la crescita è pari o inferiore al 50%, insieme a quartieri del centro o del semicentro come XX Settembre, Navigatori e Centro Storico in cui l’aumento è inferiore al 70%.

5) I municipi maggiormente colpiti sono sia quelli della periferia est che del quadrante nord-ovest: il massimo è ora il VI (Torri) con 277 casi ogni 10mila residenti, seguito dal XIII (Aurelio) e IV (Tiburtina)con 256-258, dal XIV (Monte Mario) e V (Prenestina-Casilina) con 250-251, dal III (Montesacro) e XV (Cassia-Flaminia) con 245-246. I contagi sono invece nettamente inferiori alla media romana inalcuni dei municipi con reddito pro-capite più elevato: soprattutto nel IX (Eur-Laurentina) con 178 ogni 10mila abitanti, e poiVIII (Ostiense) con 193, I (Centro) con 197 e II (Roma nord) con 205.

6) Suddividendo Roma nelle “7 città” accennate nell’articolo per il Messaggero e poi ridefinite (la settima è quella degli “invisibili” di cui non abbiamo dati sull’impatto della pandemia), l’area con più contagi rimane la città del disagio con case popolari e quartieri ex abusivi (257 ogni 10mila residenti), seguita dalla città lontana e rarefatta della campagna romana (248) e dalla città anulare ed estensiva intorno e oltre il GRA (241). Sono invece sotto la media romana la città compatta della periferia storica (222) e la città ricca del nord più Eur e Appia Antica (219), mentre raggiunge il minimo la città storica centrale e turistica (202).

7) La diffusione dei contagi nelle periferie prossime o esterne al Raccordo rafforza alcuni fattori di spiegazione che finora non apparivano molto significativi. Quelli che spiegano di più la variabilità nei contagi sono le fasce d’età, e in particolare la quota di residenti con 60 anni e più, con un’inclinazione negativa a indicare una minore probabilità di contagio tra i romani meno giovani (coefficiente di correlazione pari a -0,42 e R quadro di 0,18 escludendo Omo come outlier), poco presenti nelle periferie esterne al Raccordo, anche se sappiamo che per loro la malattia è più pericolosa. Sono altrettanto significativi la quota di laureati, poiché anche l’istruzione è più alta nei quartieri centrali rispetto a quelli periferici, e il valore medio immobiliare, con il costo delle case che ovviamente è minore nelle periferie (coefficiente di correlazione rispettivamente pari a -0,36 e -0,34 e R quadro di 0,14 e 0,12 sempre escluso Omo).

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